Chiudiamo questa rassegna parziale con gli scandali dell' ultimo decennio.
Amistad: fare leva sui diritti civili è sempre una mossa azzeccata, peccato che dopo 45 min il film diventi soporifero (e se lo dice il Re Noia...), molto meglio il seguito..."Amistad II". Salvate il soldato...: a riguardo si potrebbe scrivere un libro, ma non ne varrebbe veramente la pena, esattamente come il film precedente visto almeno per tre volte a metà senza riuscire ad arrivare in fondo. A.I.: vai con il tentativo strappalacrime; la storia di un finto bambino robot così avanzato che riesce persino a provare sentimenti, rivelandosi più "umano" dei suoi stessi creatori. Così zuccheroso che dopo averlo visto ho dovuto sottopormi ad una cura canalare. Minority Report: non so perché ma ogni volta che penso a questo film mi viene in mente la vegliarda che cerca di limonarsi Tom Cruise nella serra. Eppoi cos'è 'sto cazzo di "Rapporto di minoranza"? Vabbè, nel mondo dei ciechi il guercio è il re. Prova a prendermi: direi piuttosto "Steven, prova a prenderlo!". Da un africano, s' intende. The Terminal: questo film semplicemente NON ha senso, ne è completamente privo, voglio dire che non ha nè capo nè coda. Un tizio che resta incastrato in un aeroporto ed il boss del suddetto lo odia senza motivo e pur rifiutandosi di farlo entrare in America, non lo fa neanche tornare nel suo Paese (una tipica nazione dell' est Europa con nome inventato, tipo Slovezia, Slavezia o simili), costringendolo a vivere nel terminal, dove ovviamente l' apolide (Tom Hanks più sfigato che mai, vestito da istriano anni '70) riesce comunque ad intrecciare una relazione con Catherine Zeta-Jones, la quale non fa caso al fatto che il suo nuovo accompagnatore si stia facendo da mesi la doccia nei lavandini del bagno aeroportuale. La guerra dei mondi: aaaaaaah, si sentiva proprio il bisogno di un remake (qualcuno ha finito le idee?!) dei film fanta-horror anni '50! Avevo proprio nostalgia. Anche con questo è stata inevitabile la pennica, almeno per l' ultima mezz'ora, nonostante le urla allucinanti di Dakota Fanning che per tutto il film cerca di comunicare con le balene.
Insomma emerge un figuro abbastanza inutile a mio avviso, "musica leggera per ceti medi, medi in tutto" per citare un famoso intellettuale contemporaneo, e a poco servono roboanti imbellettamenti sotto forma di effetti speciali capaci di provocare attacchi epilettici, perché è come fare un dolce solo con la glassa. Ed ovviamente la retorica abbonda più che in un'orazione di Demostene. Bah (l' aspetto davvero scandaloso di questa vicenda consiste comunque nel fatto che il vostro Autore preferito abbia visto praticamente tutti i film di Steven Spielberg)
Riapertura autunnale dopo la rinfrancante pausa estiva.
Di fronte alla morte della democrazia ed allo sfacelo politico, morale e culturale del quale siamo purtroppo spettatori e vittime sarebbe perlomeno doveroso ergersi fieramente a baluardi della cultura, della dignità, della giustizia, dell' onestà, opporsi strenuamente all' avanzare del Nulla Cosmico anti illuminista clerico-fascista etc. Ma, a dirla tutta, con una caipirinha in mano, un' abbronzatura multipla da Croazia ed una nuova versione di eMule nel pc, armarsi di buona volontà ed intraprendere battaglie per la Terra faticose quanto inutili ci è parsa impresa eccessivamente ardua. Per fare i Tocqueville, essere arrestati o pagare multe milionarie in quanto free bloggers c'è veramente tutto il tempo che si vuole, ora è il momento di soffermarsi nuovamente sugli interessi originari del nostro contenitore culturale. Ci si prospetta dunque un beato ritorno al magico mondo della celluloide, ma chi sospetta si tratti di un' abbassare la guardia di fronte al potere costituito erra, ed erra di molto. Mai paghi ed in fondo incapaci di soddisfare o mettere a tacere la nostra vena iconoclasta eccoci dunque a dirigere nella giornata odierna i nostri strali verso uno dei mostri (e sottolinerei "mostri") sacri delle Hollywood Hills: Steven Spielberg.
Trattasi più di grosso fraintendimento che di regista, poiché, a memoria d' uomo, non s'è visto mai un produttore di letame cinematografico in quantità così rilevanti ed al contempo cinto d'alloro con maggior sollecitudine. Urge una dimostrazione dell' assunto, come ovvio, e meglio non si potrebbe raggiungere lo scopo se non ripercorrendo il sentiero tracciato dalla filmografia del Nostro (saranno sufficienti alcuni dei film più noti, a semplice titolo esemplificativo).
Duel: esordio col botto come si dice. Un tizio che per tutto il film scappa da un camion guidato da uno sconosciuto. Però! Lo Squalo: ok, qua nulla da dire, non è colpa del Nostro se la tv italiana sceglie di proiettarlo i primi di luglio ogni anno ed ogni anno i primi di luglio il PAdC se lo guarda, con conseguente paranoia ogni volta che fa un tuffo (attività che i membri del PAdC dovrebbero comunque evitare di svolgere). Incontri ravvicinati.../E.T.: seppur "è praticamente ovvio che esistano altre forme di vita" i curatori di questo contenitore sperano che non siano così buoniste, amichevoli e tremendamente simili al sogno americano mixato ad un cartone animato; se così fosse l' Universo non avrebbe senso di esistere (personalmente spero che gli alieni con i quali verremo prima o poi in contatto spazzino via il pianeta Terra. Opinione personale a titolo di cronaca). Poltergeist: ma gli horror anni '80 non fanno paura perché guardiamo loro con occhio disincantato o questo era proprio inutile? La trilogia di Indiana Jones: sia chiaro, Indiana Jones sta all' autore del PAdC come Cicerone al Petrarca autore latino, del tutto imprescindibile (quindi l' obbrobrio rappresentato dal quarto episodio della serie è stato nè più nè meno che la pietra tombale su ogni mia speranza di trovare il Buono nel mondo), detto ciò cos'é Indiana Jones? Un film per bambini? Un film per adulti minorati? Un film per archeologi? Come fai a superare la quarantina e firmare una trama del genere? Sei stupido? Hook: vedi sopra. Allora ditelo! Quello che è ritenuto uno dei più grandi registi hollywoodiani è uno scrittore di fiabe! Quindi è il livello medio del pubblico ad essere paurosamente basso! Right.
Ossia dissertazioni sul Doggie Style, inteso proprio come "uno stile veramente da cani"!
Stile che a quanto pare è il marchio di fabbrica del Viscidone protagonista del video riportato. Ora, impazza su youtube una querelle tra i sostenitori della veridicità del documento filmato ed i detrattori della suddetta tesi, piuttosto propensi a parlare di "sosia berlusconiano"; il tutto ovviamente condito con insulti gratuiti figli dell' anonimato internettiano, polemiche campate in aria ed ipotesi di fantapolitica mescolate a revisionismo storico da 'gnuranti. Premetto che non mi pronuncerò a riguardo e da buon politicante me ne rimango neutrale come De Gasperi all' epoca del referendum monarchia-repubblica, di fatto c' è da notare una cosa: se il video non è veritiero (e quindi sosia con camminata-corporatura-sorrisetto identici, auto nere, guardie del corpo, tutto montato per ventotto secondi di filmino da mandare su youtube) è però tristemente verosimile. Direi che si inizia e si finisce con l' analisi dell' atto: non si tratta di semplice gesto scherzoso, bensì di movenze da vero pornoattore in pensione. Ancora ancora sarebbe stato accettabile un lieve accenno con appoggio del pacco sulle terga dell' autista e mani sui fianchi dello stesso, avremmo potuto al limite considerare il tutto come gesto goliardico da tipico yuppies cerebroleso ossessionato dal proprio machismo, ma, e qui casca il palco, il Nostro si abbandona invece ad un' ingroppata a briglie sciolte con mano sinistra sul fianco e mano destra sulla nuca tipica di colui il quale è abituato a maratone erotiche a base di viagra, escort e magari anche pubblico plaudente (tipo il poeta di corte Bondi); il ritmo pelvico credo non lasci dubbi sulla natura tendenzialmente perversa, voyeuristica e bondage del personaggio in camera da letto.
[Da buoni free bloggers abbiamo rispettato il giorno di sciopero indetto per il 14 luglio 2009 vs il DDL Alfano, deciso, fra le altre cose, a censurare internet]
In queste confuse giornate di scarsissima attività cerebrale, neanche intellettuale, il vostro autore si è eccezionalmente perso in una riflessione, estemporanea quanto si vuole, ma nella sostanza legittima. Buttando l' occhio distrattamente sui fatti contemporanei m' è capitato di pensare che sarebbe incredibilmente triste, o surreale, che in un paese dove il capo del governo spadroneggia incontrastato da un quindicennio fidando su una massa di pii bovi che gli perdona (perché non sa?perché se ne disinteressa? perché teme la nascita di una repubblica di soviet?) di essere corrotto, corruttore, bugiardo cronico, piduista, apologista del fascismo, colluso con la mafia da trent' anni, sputtanatore dell' Italia all' estero (piove sul bagnato), finto-bigotto, persona volgare ed ignorante – una massa, dicevo, che gli perdona queste ed altre delizie, si ribellasse ora per una squallida vicenda di puttane. Il tutto mi lascia perplesso, anche perché sorge spontanea una domanda: ma allora siamo un popolo di amanti latini e stalloni arrapati mai stanchi di donare il frutto dei nostri lombi o siamo invece in fondo puritani timorati di Dio più a nostro agio fra i santini di Padre Pio che fra tette e culi?
Per dirla con Freud probabilmente due pulsioni contrarie non si escludono necessariamente a vicenda, ma possono anche coincidere ed il pio bove medio italico evidentemente va a messa e fra una Lettera ai Corinzi ed un commento alla parabola della vigna fantastica sul culo della sedicenne ciellina in gonnella inginocchiata nel banco davanti al suo e si compiace di osservare il piccolo crocifisso d' oro morbidamente adagiato fra i seni prosperosi della moglie di un collega incontrata al termine della funzione domenicale. Mah
Detto questo credo che smetterò di scrivere questi post-macinhi e mi dedicherò nuovamente ad argomenti men cupi... (CHI VOTA PDL E' STRONZO! CENSURATE QUESTO .I.. )
Innanzitutto è interessante (e raccapricciante) che in Italia si produca un film del genere (premiato a Cannes, di rilevanza internazionale etc...) e l' unica reazione sia uno speciale di Sky Cine News di 25 minuti. Interesse e raccapriccio dovuti alla constatazione che, per quanto non sia un film politico, Il Divo fa comunque emergere aspetti perlomeno inquietanti sul protagonista ed in qualsiasi altro paese civile i primi cinque minuti sarebbero stati sufficienti per dare il via a smobilitazioni oceaniche contro il personaggio ritratto. Del resto questo NON è un paese civile e la faccenda può essere catalogata fra i tanti indizi di encefalogramma piatto della nostra società anestetizzata. Detto ciò è con una certa amarezza che mi perdevo in alcune considerazioni sull' evoluzione della politica italiana; rispetto alla tristissima situazione attuale, nonostante tutto, anche gli anni della DC devono essere ricordati con rimpianto, e lo dico con la morte nel cuore, non certo da laudator temporis acti. Basta fare un paragone fra i due pesi massimi rispettivamente della Prima e della Seconda Repubblica: Andreotti e Berlusconi (proprio i due che possono vantare il maggior numero di voti ricevuti...). Pur essendo, a mio modestissimo avviso, il rappresentante del Male Puro, il Divo ha un suo perché, essendo dotato di una certa intelligenza, di cinismo e scaltrezza, un personaggio machiavellico, ma con un certo stile, insomma non il rappresentante di un' Italia ignorante, stupida, squallida e volgare come Mr. B. Nel primo la frequentazione di loschi, anzi loschissimi, figuri e la mancanza di scrupoli erano mitigate da una condotta di vita da sobrio anacoreta degno di un sant' Antonio abate nel deserto, non certo da frequentatore di postriboli brulicanti di giovani bevitrici di seme, da uomo in missione per conto del proprio stramaledetto Dio e non guidato dal misero interesse. Sia chiaro, la politica italiana ha iniziato a marcire già dalla fine degli anni '50, ma ora sembra si stia toccando il fondo.
[Un pò in ritardo] Ah, restando in tema di poteri forti e collusione fra Stato e Chiesa, non è vero che sono sempre i migliori ad andarsene, finalmente ci ha lasciato Gianni Baget Bozzo, uno dei massimi produttori di forfora, sebo ed ipocrisia della penisola.
Tre recenti chicche raccolte dal mucchio:
Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio. Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista. «Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia». Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli. Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria. Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia».
Uno degli aspetti più demenziali (e oscurati) della legge Alfano sulle intercettazioni è questo: si può intercettare solo in base a “elementi non limitati ai soli contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento”. Traduzione: gli indizi raccolti in un’intercettazione non bastano più per prorogarla o per disporne un’altra. Occorrono elementi diversi, esterni. Che combinazione: proprio come nel caso avvenuto qualche mese fa a Palermo. La squadra Mobile intercetta un pusher della “Palermo bene”, Stefano Greco. E con ascolti, appostamenti e pedinamenti, smaschera una rete di spacciatori e consumatori che, di fatto, finanziano il traffico di droga. Uno dei destinatari, stando alle intercettazioni, è Ernesto D’Avola, autista di Gianfranco Miccichè (uomo forte di Forza Italia in Sicilia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, appena incaricato da Berlusconi di “gestire il passaggio da Forza Italia al Popolo della Libertà” insieme ad Alfano).
D’Avola comunica col pusher tramite un intermediario, che il 5 dicembre scorso gli passa la “roba”. Gli agenti, presenti sul posto, bloccano l’auto di D’Avola, accompagnato da un amico, subito dopo la consegna. E vi sequestrano una busta piena di cocaina con su scritto “On. Gianfranco Miccichè”. Quel che accade dopo lo raccontano due informative della Mobile al Questore e alla Procura: “Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Miccichè. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina”. Poi però D’Avola e l’amico cambiano idea e sostengono che la coca era per uso personale.
Ancora qualche mese e, approvata la “riforma”, la trafila dal pusher all’intermediario all’autista del sottosegretario sarebbe rimasta sepolta per sempre. Non solo, ma l’intricato giro di spaccio non sarebbe mai stato scoperto: per intercettare l’intermediario e poi il destinatario ultimo (o penultimo?), gli agenti avrebbero dovuto fermarsi e cercare elementi “esterni” a quelli contenuti nelle intercettazioni del pusher. Mission impossible. Inchiesta bloccata a metà, sul più bello. Nelle indagini di droga, come in tutte quelle sui reati “in itinere”, le varie consegne emergono dalle intercettazioni. Si risale dal basso verso l’alto, dall’ultimo spacciatore ai vertici e ai finanziatori dell’organizzazione. Una tecnica investigativa che presto sarà proibita dal governo dei “pacchetti sicurezza” e della “tolleranza zero”. Chissà che ne dice l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, quello con delega alla lotta alla droga, autore della legge che punisce anche l’uso personale, impegnato in questi giorni a Trieste nella Conferenza nazionale sulle droghe. Ancora pochi mesi fa tuonava: “La linea del governo è chiara: drogarsi è illecito”. Ora non vorremmo che organizzasse una ronda sotto la sede del Cipe.
“Non usatelo, Dio non vuole”. Dio? Quanto vale quel dio e quanto valgono le parole di papa Ratzinger contro l’uso dei preservativi? Mille morti? Diecimila? E quanti futuri ammalati nel mattatoio Africa, un milione? Dieci milioni?
Ma in quale orribile Dio crede questo papa tedesco? Un Dio capace di barattare l’uso di un sacchetto di plastica (il terribile “preservativo”) con la sofferenza di donne, uomini, bambini disidratati dal male, uccisi lentamente, notte dopo notte, mese dopo mese, nei tuguri e nei cronicari, tra la polvere dei villaggi?
Il solo dio capace di tanta vanitosa crudeltà è l’uomo. Peggio ancora se bianco. E ricco. E padrone delle vite altrui. E servilmente servito, nutrito, riscaldato. E talmente tormentato dall’ossessione sessuale, di maschio padrone dei mostri notturni, da attribuirla alla propria proiezione celeste, come se da quella siderale distanza, un qualunque dio si chinasse a controllare, oltre ai sentimenti di uomini e donne, anche le tecniche dell’amore, le posizioni, le intenzioni, frugando tra le lenzuola fino all’ultima verifica, al confine tra i sommersi e i salvati: il lattice del preservativo.
E’ lo stesso dio dis/umano che permette la fame, la guerra, la malattia. L’infelicità dei nati storpi. Le multiple ignoranze e crudeltà che consentono di lapidare una donna, riabilitare un tale Williamson, il vescovo che se ne frega dell’Olocausto, e poi naturalmente di fulminare gli omosessuali, sterminare i miscredenti, bruciare, imprigionare, distruggere. Ma che trova sempre il tempo - tra le fiamme del mondo, quando viene sera - di scendere tra noi, controllare quel pezzetto di plastica (“guai a voi”), sfilarlo, e poi godersi le conseguenze, declinate in milioni di pianti e vite.
In un mondo perfetto probabilmente mi limiterei a posizioni da progressista tendenzialmente liberale, agendo da cittadino inserito in una società fondata su valori basilari universalmente recepiti e su un senso civico capillarmente diffuso. Ora non è possibile. Al massimo della repressione si risponda con il massimo della reazione. Né Dio né Stato, né servi né padroni. ANARCHIA e RIVOLTA ARMATA.
Per una volta con le parole degli altri (www.voglioscendere.ilcannocchiale.it)
"Questo blog non si occupa di Eluana Englaro perché ha troppo rispetto per i misteri del dolore, della vita e della morte. Ma non possiamo non occuparci, ancora una volta, di un governo indecente e di un premier fuori controllo che ieri, dopo la bocciatura del suo demenziale decreto incostituzionale e vergognoso, ha sostenuto che Eluana sta benissimo, tanto che potrebbe persino avere figli. In attesa che ci racconti una barzelletta sui malati terminali in coma vegetativo, sulla scia di quelle sull’Olocausto e sulle ragazze stuprate, sarebbe il caso che qualcuno provvedesse a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). In un paese perlomeno decente, in casi come questo arrivano due infermieri e portano via il soggetto in ambulanza, per sottoporlo ad accurati accertamenti. Quanto poi a quel che è accaduto in queste ultime ore tra il Quirinale e Palazzo Chigi, prepariamoci a leggere le “indiscrezioni” dei “retroscenisti” che, a seconda degli schieramenti, faranno apparire il capo dello Stato o il capo del governo come eroi della resistenza. Io preferisco guardare al risultato finale. Berlusconi ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare al Vaticano di aver fatto tutto il possibile per compiacere le gerarchie ecclesiastiche (si spera non tutte) e i loro seguaci più ottusi. Napolitano ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare che, almeno una volta nella vita, ha avuto il coraggio di rimandare indietro una legge vergogna, altrettanto incostituzionale quanto il lodo Alfano o la schedatura ai bambini rom o l’aggravante razziale per gli immigrati clandestini o il decreto sui rifiuti in Campania. In più, se c’era qualche speranza che il Quirinale bocciasse la legge-porcata sulle intercettazioni o la controriforma della giustizia varata ieri dal Consiglio dei ministri o il nuovo pacchetto sicurezza che legalizza le ronde padane e impone ai medici di denunciare i malati clandestini, ora quelle possibilità si riducono al lumicino: un intero esercito di pompieri si scatenerà per spegnere i fuochi di questo “scontro fra Napolitano e Berlusconi” e per riportare la pace tra i due palazzi. Così Berlusconi uscirà, ancora una volta, vincitore: a lui, di Eluana, non frega nulla. A lui interessa distruggere la Giustizia. E da stasera ha qualche chance in più di farcela."
Non perdetevi l' ultima fatica letteraria di Rikishi:
"Il ritorno del piccione"!!!
“Il romanzo di fantascienza definitivo” Repubblica
“Un' arguta metafora dell' imperialismo unita ad una riflessione moderna sul valore della società consumista affetta da un militarismo tendenzialmente xenofobo-sciovinista latente. Un pugno al ventre molle dello status quo inserito nel filone apocalittico e condotto con ritmo teso ed incalzante” L' Unità
“Uccelli di Hitchcock gli fa una pippa” Libero
“Degno del miglior Philip K. Dick e dell' Isaac Asimov più in forma” Fernanda Pivano
“L' ho tritato e me lo sono fumato. Maledetta mescalina, ma perché cazzo non la fanno un po' meno pura?!” Hunter S. Thompson dall' Oltretomba
“Il divertissement di una mente sempre e comunque complessa e brillante” Piccolo Angolo della Cultura
“Ero troppo depresso per leggerlo” Monsieur Sorel
“Opera fantascientifica o truffa ai danni del lettore?” Anonimo detrattore
“Sto conducendo trattative internazionali per creare uno scudo spaziale anti-piccioni. Ho già convinto Russia, Giappone, Libia, Isole Cayman e tutti i paesi del Sudest asiatico, dove tra l'altro è pieno di belle signorine” Silvio Berlusconi
Per l' amor del Cielo uno straccio di riflessione politica! Da che mondo è mondo l'artista, romanziere-poeta-scultore-pittore-musicista che sia, è influenzato, giustamente, dal contesto storico in cui è inserito e da questo trae "ispirazione". E' sempre stato così, non voglio scomodare i Pesi Massimi, ma persino degli insospettabili come i post-punk dark-wavers a me tanto cari sono una risposta al clima pesante che si respirava all'epoca nella perfida Albione. Dunque l'equazione cultura=società poteva sembrare una costruzione aere perennius...se non si fosse messa in mezzo la celluloide. Durante il secolo più ambivalente che mai potrà esistere abbiamo assistito impotenti al proliferare di film completamente avulsi dalla realtà per la loro insulsaggine spaventosa, senza che nessuno muovesse un dito per invertire la tendenza. Certo, qualcosa di buono s'è prodotto, ma inutilmente perché ormai la coglionaggine imperat ed ha trascinato con sè tutte le altre forme di produzione culturale, trasformatesi in poco dignitosi minestroni di effetti speciali e/o storie insipide; ai giorni nostri credo si possa ormai dire che nuovamente il cinema ha ritrovato la dimensione di aderenza al reale dal quale inizialmente tendeva a staccarsi, non tanto per meriti suoi ma perchè la realtà stessa è regredita a livello di pellicola tratta da un fumetto Marvel, solo senza supereroi. Ergo anche quando si trattano temi che magari potrebbero offrire il destro ad uno sviluppo men che stupido ecco che, al contrario, assistiamo ad obbrobri. Mi si accusi pure d' essere un laudator temporis acti, ma guardatevi Juno e poi ditemi se non avevo ragione. Trattasi di commediola teen americana, molto (troppo) easy scritta da un' ex spogliarellista che gestiva un forum per adolescenti ed affascinata da questo mondo(!) ha deciso di fare un film a riguardo. Ovviamente non poteva trattare d'altro se non di due che scopano senza guanto a 15 anni, figuriamoci. Non mi soffermerò sul gergo infarcito di "tipo", "cioè" ed altre caricature del lessico da teenagers (caricature ma neanche tanto in verità) e neppure sul fatto che, come ho accennato prima, si tocca il tema dell'aborto con la stessa profondità di un dibattito su chi detenga la superiorità fra Nutella e Spalmella (non fate tanto i comunisti, non si può onestamente sostenere che la seconda sia meglio), ma volevo solo far notare che NON CI SONO EMOZIONI. La protagonista quando scopre di essere incinta? Sbuffa. Quando lo dice alla sua amica? Commenti stupidi. Quando lo dice ai genitori? Poco o niente. Quando lo dice al donatore di seme? Almeno balbetta! Ora, constatato che non si tratta di poetica neoclassica stile "Oceano mosso in superficie ma calmo nelle sue profondità" vorrei sapere se per tutti è così rilassante essere ingravidati, perchè allora voglio fare un giro sulla giostra. Mah
Questo pomeriggio ho aperto la tv a caso e su "La vita in diretta", tipico esempio di arma di distrazione di massa (cfr. post precedente), ecco apparire un servizio su PADOVA E IL MERCOLEDì ALCOLICO o qualcosa del genere. Trattavasi di spazio pseudo-giornalistico d' inchiesta con immagini registrate non più tardi di iersera (pioveva, piazza semi-deserta, ed infatti io pure sono rimasto al coperto) nella ormai proverbiale P.zza delle Erbe qui a Pd, e giornalista con microfonino ad intervistare i giovani virgulti sbevazzoni. Due cose fondamentalmente: 1. E' chiaro che l'aver mandato in onda, oggi, un servizio del genere, è il solito modo di stornare l'attenzione del telespettatore medio da problemi più seri (il messaggio, neanche tanto velato, è "Che diritto hanno di protestare questi sbandati alcolizzati adolescenti?!"), ma mi domando che senso avesse produrre tanta aria fritta PRIMA di questo ultimo periodo, perchè dello spritz molesto a Pd se ne parla da quando sono arrivato in città, quasi un lustro fa!; 2. Lo spritz a Pd è un falso problema, ossia non esiste. Precisamente nel caso lo si voglia collegare alle problematiche dei "ggiovani!", perchè le massime conseguenze in verità sono: A. Ipotetici conglomerati eccessivi di spacciatori sotto i portici, ma se ne stanno là buoni e non sono tanto più numerosi che in tutte le altre sere settimanali; B. Chiasso eccessivo, solita scusa da vecchi; C. Sporcizia, vero soprattutto per liquidi corporei vari, ma non si arriva certo a camminare con i trombini; D. Qualche ubriaco che si schianta contro una colonna tornando a casa in bici (eccomi e comunque è un mio problema); E. La cosa più aberrante che si possa incrociare al massimo sono i ragazzini col ciuffetto che si sforzano di bere e poi fanno finta di essere ubriachi. La verità è che il padovano medio è contrario in partenza perchè ciò che sa del mercoledì universitario deriva giusto giusto dal Mattino di Padova, il quotidiano cittadino più reazionario del Nordest (come dire che ha battuto una concorrenza agguerrita per vincere la corona). Chiariti questi punti essenziali mi preme a questo punto dire la mia: io detesto il mercoledì universitario in piazza, sia concettualmente che praticamente. Innanzitutto non sopporto accorpamenti di persone eccessivi, poi, insomma, mi opprime essere circondato dal finto divertimento della moltitudine, e qui ce n'è a palate. Ogni volta che mi trovo in piazza, a parte il fatto che il luogo mi rimanda a trascorsi non piacevoli che mi aleggiano costantemente intorno, vorrei davvero che la terra si aprisse ed inghiottisse tutto ed onestamente bevo apposta per dimenticare dove mi trovo e non pensare che non esistono comunque un altro posto o un'altra situazione in grado di farmi sentire meglio, o almeno non così a disagio; con tutta quella masnada rumorosa ed informe che mi ronza attorno ogni volta devo fare una fatica atroce per limitare esplosioni distruttive e quasi mai come in quei momenti gli esseri umani mi fanno davvero schifo, mi danno la nausea. Non per questo credo che smetterò di andarci. Sono una gran testa di cazzo